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I
Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni eccellenti che rischiano di
scomparire, valorizzano territori, recuperano mestieri e tecniche di
lavorazione tradizionali, salvano dall’estinzione razze autoctone e
antiche varietà di ortaggi e frutta.
I Presìdi coinvolgono direttamente i produttori, offrono l’assistenza
per migliorare la qualità dei prodotti, facilitano scambi fra Paesi
diversi e cercano nuovi sbocchi di mercato (locali e internazionali).
In Italia sono circa 200 e tutelano i prodotti più disparati: dalla
vacca Burlina al pane di patate della Garfagnana. Con gli oltre 90
Presìdi internazionali la'universo di Slow Food si è allargato a tutta
la biodiversità del mondo: dal riso bario della Malesia, alla vaniglia
di Mananara in Madagascar.
Il progetto dei Presìdi è nato in Italia, nel 1999, come fase operativa
dell’Arca del Gusto.
L’Arca aveva catalogato centinaia di prodotti a rischio di estinzione:
con i Presìdi Slow Food ha deciso di fare un passo avanti, entrando
concretamente nel mondo della produzione, conoscendo i luoghi di
produzione, incontrando i produttori e lavorando con loro per aiutarli,
per promuovere e far conoscere i loro prodotti, il loro lavoro, i loro
saperi.
I due “laboratori” iniziali sono stati il Piemonte, con l’avventura del
recupero del cappone di Morozzo, e la Toscana, con il Presidio del
fagiolo Zolfino.
Inizialmente non è stato semplice spiegare il significato di questi
progetti: le risposte più comuni erano la diffidenza dei produttori e le
perplessità degli enti pubblici, ma nel giro di pochi mesi i Presìdi
sono decollati.
A segnare una svolta decisiva è stato il Salone del Gusto del 2000.
Qui, l’area dedicata ai primi 90 Presìdi italiani è stata di gran lunga
quella che ha raccolto il maggiore interesse da parte della stampa e dei
visitatori.
Dopo il 2000 il progetto dei Presìdì ha continuato a crescere: non solo
in Italia – per consolidare i progetti avviati e attivarne molti altri
(oggi siamo quasi a quota duecento) - ma anche negli altri Paesi del
mondo.
Al Salone del 2002 sono stati presentati i primi 19 Presìdi
internazionali.
Alcuni di questi – in particolare quelli realizzati nei Paesi europei –
sono filosoficamente affini a quelli italiani; altri hanno invece
inaugurato nuove forme di intervento, nuovi approcci alla realtà
agroalimentare.
In certi casi è stato necessario affrontare un concetto diverso di
tradizione alimentare: negli Stati Uniti, ad esempio, la tradizione
gastronomica locale è frutto di contaminazioni fra influenze di varie
parti del mondo.
Proprio in Usa è nato un Presidio con un’impostazione totalmente nuova:
anziché promuovere un formaggio storico, difende la lavorazione a latte
crudo preservata tenacemente da un gruppo eterogeneo di casari, portando
avanti una battaglia dai forti risvolti socio-politici.
In altre realtà è stato importante relativizzare il concetto di qualità
organolettica, confrontandosi con gusti, storie e saperi molto distanti
da quelli europei (italiani in particolare).
Infine, e questa è forse la novità più importante, Slow Food ha iniziato
ad attivare Presìdi nei Paesi poveri. In questi casi spesso il Presidio
allarga il suo intervento prendendo in considerazione non soltanto la
filiera produttiva, ma anche aspetti sociali (ad esempio il
coinvolgimento diretto delle donne, la scolarizzazione dei figli dei
produttori…) e ambientali. In questi Paesi, spesso, il Presidio non si
limita a preservare una tradizione alimentare, ma interviene per
migliorare un prodotto, offrendo ai produttori l’assistenza tecnica
necessaria (ad esempio pagando il lavoro di un agronomo o favorendo
scambi di esperienze e stage di formazione presso aziende di qualità)
oppure acquistando strumenti di lavorazione (una pilatrice per il riso,
una macchina per confezionare sottovuoto, una mietitrebbia…).
La storia del progetto dei Presìdi, nel 2003 è sfociata nella nascita
della Fondazione Slow Food, alla quale fanno capo tutti le attività
dell’associazione internazionale legate alla tutela della biodiversità.
Che cosa fa il Presidio?
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I. |
Cerca i produttori, scovandoli di
malga in malga, di cascina in
cascina e li riunisce, coinvolgendo
anche tecnici, istituzioni, insomma
chiunque sia interessato al
progetto;
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II. |
Identifica l’area di produzione e,
grazie al confronto con i singoli
produttori, raccoglie tutte le
informazioni necessarie alla stesura
di un disciplinare di produzione:
uno strumento importante per
garantire la completa tracciabilità,
l’artigianalità e l’alta qualità del
prodotto.
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III. |
Aiuta i produttori a riunirsi in
un’associazione (o cooperativa,
consorzio, ecc.) con un nome e un
marchio comune.
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IV. |
Comunica: racconta ai consumatori di
tutto il mondo che esiste un
prodotto straordinario e che
cercarlo, acquistarlo e assaggiarlo
è un grande piacere per il gusto, un
modo per conoscere la storia e le
tradizioni di un territorio e per
preservare una grande cultura.
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Cardamomo di Ixcan |
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Lama andino del Potosì |
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Maiale nero di Bigonne |
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