Il Pane di Lentini e la tradizione

Pane casereccio di Lentini
(notizie tratte dalla scheda apparsa su "L'Italia del Pane" pubblicata da Slow Food Editore nel 2002)
 

Prodotto nei comuni di Lentini e Carlentini (Sr), un tempo era preparato dalle donne, che portavano l’impasto da cuocere nei forni in pietra alimentati con fuoco di legna. L’aggiunta alla semola di grano duro di una parte di farina di timilia, un grano tardivo coltivato ormai solo in esigue zone della Sicilia, conferiva al pane una più lunga conservabilità.

L’impasto odierno è costituito da farina di semola di grano duro, sale e acqua. Il lievito usato comunemente è quello di birra, anche se non pochi fornai stanno tornando al lievito madre, il cosiddetto crescente. L’impasto riposa per una-due ore, secondo la stagione e la quantità di lievito impiegata. I pani, del peso di mezzo chilo, sono modellati a forma di esse e cosparsi di semi di sesamo in superficie. La cottura, della durata di circa 45 minuti, avviene in forni di pietra con fuoco diretto di legna (gusci di mandorle e, in misura minore, rametti di olivo e arancio). Il prodotto che si ottiene presenta mollica compatta con alveoli di piccola dimensione, crosta sottile e morbida.

La laboriosità del processo produttivo limita la produzione a una decina di laboratori artigianali; da qualche anno si sta assistendo a un rinnovato interesse da parte dei consumatori, favorito da una ristrutturazione dei vecchi forni e da una maggiore attenzione agli aspetti igienici della lavorazione.
Il Presidio Slow Food, attraverso regole più rigorose, raccolte nel disciplinare, vuole preservare alcune delle caratteristiche che rendono il prodotto ancora più riconoscibile.
Attualmente questa tipologia di pane viene prodotta da 14 laboratori artigiani. Il processo produttivo del pane di Lentini è affidato prevalentemente all'intervento manuale degli artigiani panificatori

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 
 
 
 

 

 
 
L'Italia del Pane, di Slow Food Editore, 2002
 
Un forno a Carlentini